STORIA

Benvenuto nel nostro piccolo mondo senza tempo.
Il Castello di San Sebastiano è uno spazio della storia, bello e imperfetto. Non convenzionale.
È chi lo visita a completarlo con la propria fantasia.

Mura antiche, profumi senza tempo, odor di muschio, alberi e fiori. Vi risuonarono fragor di lame, nitriti di cavalli, urla di soldati. Le sue origini risalgono all’alto Medioevo (secolo X), quando il paese faceva parte del Marchesato del Monferrato. I primi documenti relativi all’abitato di S.San Sebastiano lo pongono sotto la signoria dei Radicati, diventando poi nei secoli successivi teatro delle guerre per la supremazia sul Piemonte, prima fra i Savoia e i marchesi del Monferrato, poi con il coinvolgimento di Spagnoli e Francesi. Le sorti del castello in quel periodo non sono documentate. Invece è precisa la data del 1761, in cui il conte di S.San Sebastiano, Paolo Federico Novarina, incaricò l’architetto Bernardo Vittone esponente del Barocco piemontese, di ristrutturare l’intero complesso del castello, dopo averlo visto all’opera nella ristrutturazione dell’attigua chiesa parrocchiale. Il conte Novarina, che fu comandante del reggimento Piemonte nel 1763, aveva partecipato alla battaglia dell’Assietta, 1747, ed in quell’occasione, per mantenere saldi i suoi soldati di fronte alle truppe francesi predominanti di numero, aveva lanciato la famosa frase: ” Fieui, bugiè nen! (Ragazzi, non muovetevi!)”. Da quest’episodio derivò un termino con il quale ancora oggi vengono chiamati i piemontesi “bougia nèn”, cioè gente che non si muove. Il castello fu meta di illustri visitatori: tra gli altri Napoleone I, visto che il conte Pietro Novarina aveva aderito e sostenuto la Repubblica Francese. In onore dell’imperatore francese fu messa a dimora nel 1810, al suo passaggio, una pianta rara, la ginkgo biolca, ancora oggi esistente. Si narra che nel castello passò anche Cavour, essendo suo segretario ma anche uomo di fiducia del conte proprietario. Ma è dall’inizio dl secolo XIX che il castello vede il suo massimo splendore, quando Pietro Bagetti, pittore ed architetto piemontese, affresca la galleria. Nel 1810 Xavier Kurten, tedesco, architetto di giardini, disegna il parco, che diventò presto campo di studio dell’università di botanica di Torino. Nel parco è presente un giardino all’italiana con parterre di bossi e rose: nei tempi gloriosi della sua storia, il castello ospitò fino a 3000 specie di piante e fiori. Oggi è ancora presente un frutteto a ricordo dei medioevali pomari, e una serra a fianco del tempietto neoclassico: il quale ha l’unica funzione di contenere l’accesso ad altra sezione del giardino. Il tinaggio era il locale dove stavano i tini che contenevano l’uva dei vicini vigneti nella fase della fermentazione: la produzione del vino era una grande risorsa del territorio, oggi è possibile tenere deliziosi banchetti in un luogo che conserva ancora i particolari di un tempo. Queste nostre colline del Monferrato, che hanno panorami mozzafiato, contengono altri gioielli architettonici e storici, perché un tempo da qui passava una diramazione della via Francigena, che permetteva ai pellegrini di transitare dalla Francia fino a Roma. Innanzitutto l’abbazia di Vezzolano, certificata dal 1095, ma presente forse già ai tempi di Re Carlomagno: contiene affreschi con fgure di santi, guerrieri e cavalieri (non proprio santi), può essere raggiunta con un percorso di 16 km tra i vigneti ed i boschi, e merita una visita. A 10 km c’è l’abbazia di Santa Fede, gioiello del romanico, l’unica chiesa del Piemonte costruita sulla pianta del triangolo egizio, con una facciata che illustra al visitatore tutta la sua bellezza artistica e la sua antichità. E a 6km da San Sebastiano ci sono i resti di Industria, antica città dell’impero romano, con il foro ed il tempio di Iside, culto fiorente nell’epoca tardo-romanica. Un territorio, quello del Monferrato, che presenta città antiche, chiese romaniche, castelli, al visitatore attento e sensibile alle bellezze della natura e dell’uomo.